ARTIGIANATO TRADIZIONI

L’amore ai tempi del ‘cuccù’

Cuccù e amore - Il cuccù sullo sfondo di Matera

Il desiderio di sedurre l’amato o l’amata è sempre esistito, in qualsiasi parte del mondo. Chiunque, in base alla propria cultura, agli usi e costumi del popolo a cui appartiene, ha cercato di ideare il metodo più efficace per comunicare al desiderato partner il proprio amore.
Al giorno d’oggi, emblema dell’amore sono i gioielli. Ma un tempo non era facile reperire un anello e non tutti potevano permetterselo. Dal centro di Matera bisognava camminare giorni interi per raggiungere una gioielleria. E così i giovani materani s’inventarono un oggetto al quale affidare i loro messaggi d’amore: il cuccù.

Com’è fatto

Si tratta di un oggetto di terracotta, un fischietto a forma di gallo, decorato a mano con le più svariate fantasie e i colori più accesi. Si parte dal modellare la creta, donandole la forma desiderata. Una volta pronto, lo stampo viene cotto e successivamente colorato e decorato. Un tempo, invece, si usava calce per il fondo e terre colorate per le rifiniture.
Il nome non è altro che il suono onomatopeico che riproduce il verso del cuculo stesso.

Cuccù e amore. Un esempio di Cuccù decorato.

Un manufatto in terracotta

La storia del ‘cuccù’

L’oggetto ha origini remote: risale addirittura alla preistoria. Resti del manufatto, all’epoca ricavato da ossa di mammiferi, uccelli o molluschi, o da gusci di frutta, furono rinvenuti in tombe di bambini datate prima di Cristo. I ritrovamenti in sepolture di infanti hanno fatto pensare che avesse la funzione di giocattolo.
Nel Medioevo e nel Rinascimento, invece, iniziano a circolare i primi fischietti a forma di uccello. Si soffiava nella coda, l’aria riempiva la struttura concava per fuoriuscire poi come melodia.
In epoche successive, si diffuse l’usanza di murare i galli nei camini per allontanare gli spiriti maligni. O ancora, di tenerli nelle culle dei neonati per proteggerli fino al giorno del loro battesimo.
C’è stato anche un periodo durante il quale la versione ad acqua del fischietto veniva utilizzata durante le battute di caccia, poiché il suono emesso costituiva un richiamo per altri volatili.
Con il passare del tempo divenne un elemento ludico, un gioco che si usava regalare ai bambini nel giorno di Pasquetta o della festa della Madonna di Piacciano, festività durante la quale i fornaciai portavano per le strade canestri ricolmi di cuccù colorati.

La simbologia del ‘cuccù’

Il cuccù, come dicevamo, nasce come dono, come pegno di devozione. A quest’oggetto il ragazzo affidava i messaggi d’amore che desiderava comunicare alla propria ragazza. Era uno strumento per misurare la grandezza dell’amore: più il sentimento e la passione del ragazzo erano intense, più il gallo era grande e decorato con fiori, animali e ghirigori.
Il gallo è anche un simbolo di virilità e di fertilità. Veniva donato come regalo di nozze alle coppie di giovani sposi con l’augurio di una vita prospera.
Ma il ‘cuccù’ è anche un simbolo apotropaico e di superstizione: non poteva mancare nelle case dei materani, poiché si credeva scacciasse e annullasse l’influsso magico e gli spiriti maligni.
Assunse, poi, la funzione di talismano e veniva dato in dono ai figli maschi in tenera età, come augurio di felicità.
Attualmente ha perso molti di questi valori simbolici fino a diventare un semplice elemento di arredo e un souvenir.

Cuccù e amore. Manufatti decorati.

Cuccù variopinti

La produzione di fischietti a Matera

Il cuccù è tuttora il simbolo dell’artigianato della città dei sassi. La produzione dei manufatti in terracotta, sia ad aria che ad acqua, è ancora florida a Matera. I ‘frischitti’ o ‘cuccù’ sono venduti come souvenirs in tutti i bazar dei Sassi: chiunque visiti Matera non può non portarne uno a casa come ricordo. In alcune botteghe è addirittura possibile osservare le varie fasi della lavorazione e ascoltare dagli artigiani la storia e l’evoluzione dell’amuleto.

L’Inno al Cucù

Giovanni Martinelli compose un breve canto, intitolato Inno al Cucù.

Da tanti anni facciamo i Cucù,
ora invece li fai pure tu,
ma l’argilla che abbiamo quaggiù,
certamente, non ce l’hai tu.

Tante cose facciamo però,
con l’argilla a noi tutto si può,
piatti, quadri, gioielli e cucù,
noi facciamo di tutto e di più, cucù.

Ne abbiam grandi e anche piccini, dai, fischia pure tu,
se lo suoni in ogni momento
tu sarai felice e contento,
se lo suoni in compagnia
porterà fortuna e allegria,
perciò, portalo sempre con te,
col Cucù tu sarai un vero Re,
perciò portalo sempre con te,
col Cucù sarai tu il vero Re!

L’amore ai tempi del ‘cuccù’ ultima modifica: 2019-01-29T15:44:21+00:00 da Serena Villella

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