Tradizioni lucane dell’Epifania tra favole e devozione - itMatera

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TRADIZIONI USI E COSTUMI

Tradizioni lucane dell’Epifania tra favole e devozione

Matera

Tradizioni lucane dell’Epifania tra mito e antiche usanze. I bimbi una volta attendevano ansiosi il regalo della Befana, in dialetto “La Bbfèn“.

Tradizioni lucane dell’Epifania

Certamente un tempo non erano regali molto ricchi. Nelle campagne non ci si poteva permettere di essere troppo di manica larga. La maggior parte dei bambini riceveva qualche dolcetto, magari fatto in casa, e la cioccolata era un lusso. I più piccoli dovevano lasciare la loro calza sul grande camino. In epoca relativamente moderna, c’era la letterina sotto il piatto del papà, ma era piena di benedizioni, preghiere all’angelo e i bimbetti sapevano di non poter chiedere troppo. Erano tempi in cui si aveva un rispetto reverenziale verso i genitori.

scopa di saggina -Vecchia Befana con la scopa

Ricevere un paio di scarpe per l’anno nuovo era una gran cosa. La cena della vigilia dell’Epifania, secondo tradizione, era abbondante e nelle campagne si riusciva a fare un lauto pasto. C’erano da tradizione nove alimenti come assaggio, ovvero nove ingredienti base. Era in qualche modo un buon augurio per l’anno appena iniziato.

La candelora

Nonni e genitori raccontavano favole e leggende che riguardavano i cuci-piatti (” ‘U conzapiott”), ovvero coloro che camminavano per vie e vicoli, per accomodare i piatti rotti degli abitanti del rione Sassi. Si narrava che ai bimbi che mangiavano più di nove alimenti diversi, gli si cuciva la bocca come punizione. Stessa sorte accadeva per chi non voleva andare a dormire, perché voleva riuscire a vedere la Befana mentre lasciava i doni del suo sacco. Eppure, nonostante l’indigenza dei tempi, al mattino nella calza della Befana si trovavano delle bamboline di pezza e qualche giocattolo di legno o un pallone di gomma.

Tradizioni lucane dell’Epifania - Befanella con tanti doni

Agli inizi del ‘900 la Befana portava in dono, per lo più frutta secca, caramelle e noci. Si racconta ancora di alcuni fedeli che alla mezzanotte, uscivano in processione con le statuine dei Re Magi. Al termine della processione per il vicinato, i Magi si rimettevano nel presepe.

La calza della Befana

Il mattino del sei gennaio tutti i bambini si riunivano per strada, per confrontarsi sui piccoli doni. L’Epifania rappresentava, di fatto, la fine delle feste, ma  in molte famiglie si preferiva mantenere il presepe fino al giorno 17 gennaio, festa di Sant’Antonio Abate, data di inizio del Carnevale. Altri per tradizione lo mantenevano fino al 2 febbraio. Si smontava il presepe, mettendo il Bambin Gesù nelle mani del bambino più piccolo che lo accompagnava per tutte le stanze.

Tradizioni lucane dell’Epifania- Befana Con Gli Occhiali e calze a righe

Poi la famiglia in coro cantava canzoni di Natale in dialetto materano con candele e con i “lampari” dei traini. Al termine della processione, che si protraeva per l’intero vicinato, si rientrava in casa e tutti i presenti baciavano Gesù Bambino, riposto poi in un contenitore. I rami di pino, usati per addobbare il presepio, si distribuivano per la campagna affinché propiziasse il raccolto.

Il presepe a Matera e la chiesa rupestre della Madonna della Scordata 

Per celebrare la fine delle festività natalizie, i più giovani improvvisavano delle piccole feste, motivo per rimanere per più tempo insieme alle ragazze. Secondo un’altra tradizione materana, la fine delle festività natalizie è la Candelora (o purificazione di Maria). Essa cade il 2 febbraio di ogni anno, a 40 giorni esatti dal Natale. In questa data, infatti, si dovrebbe smontare il presepe. Avveniva con la tradizionale processione serale del Bambinello con in testa il più piccolo della famiglia. I materani si recavano nella chiesa rupestre di San Falcione (in località Murgia Timone) o alla chiesa rupestre della Madonna della Scordata (Murgecchia, nei pressi della chiesa rupestre di Madonna delle Vergini). Qui avveniva la benedizione dei ceri pasquali donati dalle congregazioni d’appartenenza, ciascuno rappresentato da un colore. Il rosso acceso rappresentava Sant’Eustachio. Il giallo era per San Giovanni da Matera.

Chiesa rupestre di San Falcione  e Tradizioni lucane dell’Epifania

Poi marrone scuro per San Francesco da Paola. Infine rosso e verde per i SS. Medici. Erano tradizioni umili, ma dobbiamo considerare che molte persone non avevano neanche il pane in casa. Quindi, questo periodo poteva essere molto misero e triste. Sovente si usava dire in segno di speranza: “Mò van Natèl, snza dnèr, m lascj ‘u giurnel e m vauchj a chuchuè“, che tradotto vuol dire “Ora viene Natale, sono senza soldi, leggo il giornale e vado a dormire”.

Tradizioni lucane dell’Epifania tra favole e devozione ultima modifica: 2023-01-02T18:39:10+01:00 da simona aiuti

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