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La ferlandina, l’antico tessuto per le vesti dei monaci

Telaio

La ferlandina è un antico tessuto che prende il nome dalla località lucana di Ferrandina. Si usava per le vesti dei monaci e delle monache, ma non solo! Per questo tessuto esisteva un’alta considerazione sin dall’alto Medioevo, non solo da parte dei consumatori locali; ma anche da quelli di altre regioni italiane e dai mercanti stranieri.

La ferlandina

Con la ferlandina si realizzavano tanti manufatti. Parliamo di calze di ventinella di cotone sopraffino, cravatte, fazzoletti, guanti, coperte e berrettini sfioccati. Esisteva anche il pepariello e il barracano. La piccola industria manifatturiera artigianale, occupava molte donne di Ferrandina. Infatti, è rimasta nella storia.

Ferrandina - Veduta Di Ferrandina
Veduta di Ferrandina

La ferlandina è una pannina, che trae la sua denominazione e la sua origine proprio dalla città lucana. “Presso Ferrandina, ad opera dei religiosi di San Domenico, si sviluppò perché erano obbligati dal di loro istituto a vestir di bianche lane“. Lo scrive tra l’altro nel 1786 Ferdinando Maria Orlandi, ultimo rappresentante della famosa famiglia tricasina degli Orlandi, in uno dei suoi scritti minori, nelle lezioni di economia agraria.  “A noi non mancano le materie prime: abbondiamo di lane, di bambagia, e di olio(…) ed abbondiamo pure di braccia; abbisogniamo solo, che ci si comunichi quello spirito di attività, che vivifica, e mette in moto tutto“.

La ferlandina e il tonicello

Parole evocative, alla luce della grave crisi economica che attanagliava l’Occidente da diversi anni ormai. Oggi risuonano stranamente attuali, anche se scritte più di sue secoli fa. Ferdinando Maria Orlandi descrive con dovizia di particolari l’intero processo per la realizzazione della Ferrandina e del Tonicello. Si trattava di due tessuti di diversa trama, consistenza e pesantezza. Filati con i quali poter realizzare gli indumenti dei religiosi, quelli più pesanti ed invernali con il primo, e quelli più leggeri, intimi, con il secondo.

Monaco ferlandina

La lavorazione partiva dalla bambagia, resa leggermente grassa al fine di pettinarla con uno strumento, chiamato arco. Si trattava di un semicerchio di legno elastico, teso da una corda di budello. Sia quando il materiale era ancora molto grezzo, sia a lavorazione terminata, si procedeva ad un accurato processo di sbiancamento con liscivia. Questo trattamento prevedeva diversi bagni con concentrazioni di ‘sapone’ per sgrassare e imbiancare gradualmente il prodotto.

L’industria tessile nel Regno di Napoli

Poi si faceva asciugare all’ombra e infine si stirava. Successivamente,  una filatura molto sottile permetteva una maggiore efficiente lavorazione della materia prima. Ciò permetteva così di ottenere tessuti eccellenti, in grado di competere con la più alte maestranze europee. Chissà perché però, così come avvenne per la fiorente attività della concia delle pelli, con il tempo, si preferì acquistare la pannina oltre i confini del Regno di Napoli. Ciò arrecò grave danno per l’economia locale. In una determinata zona del sud Italia circoscritta, tra il 1783 e il 1784, si contavano circa 41.260 religiosi, tra monaci e monache. Occorreva  almeno un 10 per cento di abiti bianchi, per una spesa minima annua di 12.000 ducati.

Regno di napoli Cartina geografica

Era una somma considerevole che avrebbe potuto fruttare diversamente se spesa all’interno dei confini nostrani. L’introduzione di moderne tecniche di tintura, coadiuvate dall’efficienza e dai contatti dei porti salentini, avrebbe molto giovato all’economia locale. L’indotto avrebbe permesso poi di soddisfare la richiesta di altri ordini religiosi, raggiungendo così un capitale di ben 36.000 ducati l’anno. Nelle province più isolate del regno che pativano la fame, questa promettente “industria” tessile avrebbe permesso una potente crescita economica. Il tessile, avrebbe potuto risollevare le sorti di intere generazioni, ma in Lucania lo sviluppo di questa attività artigianale non si verificò mai.

La ferlandina, l’antico tessuto per le vesti dei monaci ultima modifica: 2021-03-26T06:03:14+01:00 da simona aiuti

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