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Ferrandina, le origini magnogreche e la tradizione olearia

Centro Storico Ferrandina

Articolo promozionale

Ferrandina, meraviglia della Basilicata, affonda le sue radici nella Magna Grecia, attorno al 1000 a.C. Il suo nome in origine era “Troilia”, mentre sappiamo che la sua acropoli-fortezza si chiamava Obelanon (Uggiano).  La località lucana è circondata da colline con uliveti, dai quali si ricava il celebre olio extravergine Majatica. Qui nascono anche le saporite olive rese particolari dal fatto che vengono infornate e quindi passite.

Ferrandina

Troilia, dal nome evocativo, nacque per ricordare e onorare “Troia” distrutta. Giungendo in epoca romana, Troilia e Obelanon furono centri importantissimi di cultura ellenica; acquistando importanza in epoca bizantina. Poi, con la caduta del dominio greco, Longobardi e Normanni, presto s’impossessarono della città, in un territorio ricco e in posizione privilegiata.

Ferrandina - Rovine di Ferrandina
Antiche vestigia nelle campagne di Ferrandina

Dobbiamo quindi partire da lontano per raccontare Ferrandina, che tuttavia come la vediamo oggi, ha origine molto più recente. Il nome si deve a Federico d’Aragona che nel 1494 la battezzò così in onore di suo padre, re Ferrante. Orbene, nel 1507 Ferdinando il Cattolico le attribuì anche il titolo di “civica”. La bella città lucana, un tempo era nota anche per la produzione di tessuti in lana, tra cui la famosa ferlandina o felandina; molto apprezzata e richiesta come tessuto nel Regno di Napoli e dai domenicani.

Ferrandina già Troilia

Questi ultimi s’insediarono proprio a Ferrandina, creando un centro agricolo e urbano molto florido. A tal proposito, nel 1546, eressero la cupola del Monastero di San Domenico come simbolo di potere e dominio. Tra corsi e ricorsi storici, Ferrandina prese parte ai moti del 1820-21 e del 1860. Qui nel marzo del 1862 Carmine Crocco, a capo dei briganti, affrontò e distrusse una compagnia del 30º Reggimento Fanteria dell’esercito piemontese.

Ferrandina - Veduta Di Ferrandina
Veduta di Ferrandina

Noto è lo spirito indomito, fiero e ribelle degli abitanti di Ferrandina, che nel tempo hanno combattuto grandi battaglie. Al riguardo, Ferrandina dal novembre 2005 è inserita tra le “Città per la vita – Città contro la pena di morte”; campagna di sensibilizzazione promossa dalla Comunità di Sant’Egidio. Ferrandina, avendo avuto una propria cittadina condannata negli Usa alla pena capitale, anche se non eseguita, si schiera fieramente per la “vita”.

Frantoio del IV secolo a.C.

Il centro storico di Ferrandina è di per sé un’opera d’arte, per le sue casette bianche dalle facciate strette, poste l’una sull’altra. A pochi chilometri di distanza dal paese, procedendo in direzione della vicina Salandra, ci si ritrova nel sito oggi denominato “Castello di Uggiano”. Si tratta di un’antica fortificazione militare bizantina risalente al IX secolo e ricostruita poi dai Normanni nell’XI secolo.

Ferrandina - antico Frantoio
Antico frantoio

Il sito in realtà corrisponde al luogo in cui sorgeva l’antica “Obelanon”, quella che è considerata la “città madre” di Ferrandina. In epoca moderna, nella bella Ferrandina ha fatto notizia una importantissima scoperta archeologica. E’ riemerso dal passato, un frantoio oleario del IV secolo a.C. Ricerche archeologiche accurate, hanno quindi portato alla luce per la prima volta una struttura di età pre-romana, risalente alla Magna Grecia. La ricerca archeologica ha permesso il ritrovamento di una rarità assoluta che conferma che l’olio è uno dei prodotti lucani di qualità.

Olio lucano

L’importante scoperta, rafforza di significato il riconoscimento del marchio IGP dell’olio lucano che oltre che per la qualità è un riconoscimento storico. Ciò attesta che esiste una tradizione sedimentata da millenni; una passione sempre rinnovata degli olivicoltori del territorio. Si sono evidenziate tracce delineate relative ad una cella olearia, costruita con muretti a secco. All’interno si raccoglieva il prodotto di spremitura delle olive. Da essa, come da ricostruzione, si dipartono diverse canalette che assecondano il pendio naturale terminando in vasche di pietra funzionali alla purificazione dell’olio.

Metaponto - Museo Archeologico
Il Museo di Metaponto

Il torchio era verosimilmente formato da travi orizzontali, con contrappesi mobili. Al di sotto di queste, erano collocati i fiscoli con la polpa delle olive. Alla base inoltre, c’erano due basi di spremitura, attualmente conservate al Museo di Metaponto. Vi era anche un meccanismo di pressatura con intelaiatura lignea; di cui restano solo le tracce in negativo sul pavimento in terra battuta.

Ferrandina, le origini magnogreche e la tradizione olearia ultima modifica: 2021-03-17T08:02:13+01:00 da simona aiuti

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