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ARTE PERSONAGGI

Orazio, dalla lucana Venosa alla gloria della letteratura latina

Orazio - dipinto ideale del Poeta

fonte foto - Wikipedia - Giacomo Di Chirico - pubblico dominio

Orazio, nome completo Quinto Orazio Flacco, nato a Venosa, nel 65 a.C., è stato un poeta i cui versi sono divenuti immortali. Venosa era una colonia romana in Basilicata, che l’autore lasciò presto seguendo la famiglia a Roma. Orazio era di umili origini, ma di buona condizione economica, poiché il padre aveva compiuto una certa scalata sociale. Il poeta di origini lucane, è considerato uno dei più importanti poeti latini, citato addirittura nell’Inferno di Dante. Fu la sua nutrice Pullia a impartirgli le prime nozioni di favolistica, narrandogli fiabe che costituirono la sua prima idea di sogno e scrittura.

Orazio

Orazio poi seguì un regolare corso di studi a Roma con Orbilio e poi ad Atene, dove studiò greco e filosofia. Ma c’era sempre Roma nel suo destino, infatti, all’interno dell’ambiente romano, aderì alla corrente culturale in cui trovò l’otium contemplativo. Ancora giovane, in una città in subbuglio per la morte di Cesare, Orazio si trovò nel mezzo della guerra civile. Il futuro poeta si arruolò nell’esercito di Bruto, nel quale forse incarnò il proprio ideale di libertà in antitesi alla tirannide imperante.

Orazio - Parco Archeologico di Venosa
Parco archeologico di Venosa – fonte Wikipedia – Generale Lee – pubblico dominio

Orazio combatté nella battaglia di Filippi, nel mezzo della quale si diede alla fuga dopo il secondo combattimento. Nel 41 a.C. tornò in Italia grazie ad un’amnistia. Appresa la notizia della confisca del podere paterno, si mantenne come segretario di un questore. In questo periodo cominciò a scrivere versi, che cominciarono a dargli una certa notorietà nell’Urbe.

Orazio Mecenate e Virgilio

Nel 38 a.C. venne presentato a Mecenate da Virgilio e Vario, nel contesto delle scuole epicuree a Napoli ed Ercolano. Dopo nove mesi Mecenate lo ammise nel suo circolo e da allora il poeta poté dedicarsi interamente alla letteratura. Inoltre, nel 33 a.C. Mecenate gli donò un piccolo possedimento in Sabina, le cui rovine sono ancor oggi visitabili nei pressi di Licenza (RM).

Orazio - dettaglio di Casa Di Orazio
Dettaglio della casa del poeta – fonte foto Wikipedia – D.N.R. – pubblico dominio

Il dono fu cosa molto gradita al poeta che, in perfetta osservanza del modus vivendi predicato da Epicuro, non amava la vita cittadina. Con la sua poesia, Orazio sostenne molto la figura e la politica di Augusto. L’imperatore, al riguardo, lasciava una grande libertà compositiva ai suoi poeti. Sebbene velata da una certa sicurezza, figlia dell’aurea mediocritas di cui Orazio voleva essere esempio, in molteplici suoi componimenti traspare una vena di malinconia. Essa era accompagnata da un lirismo che rivela il suo reale stato interiore.

Seneca e l’epicureismo

Tuttavia nel futuro, Orazio sarebbe stato sempre un perfetto modello per grandi poeti italiani come Francesco Petrarca. Egli, dopo aver letto classici come Orazio, Seneca, lamenterà, nel Canzoniere, la caducità del tempo e la sua essenza fuggitiva. Orazio appare sempre come un uomo che ha trovato nella vita il rifugio dalla morte. Nondimeno è evidente che non è mai riuscito a curare del tutto la paura di essa, poiché preferisce fuggire piuttosto che combattere stoicamente. Tali tratti raffigurano la vera personalità del poeta che inevitabilmente trapela dalle righe delle sue liriche. Dunque, consegnato alla storia come grande poeta, Orazio è anche maestro di eleganza stilistica. Egli, senza dubbio, era anche dotato di inusuale ironia, e seppe affrontare le vicissitudini politiche e civili del suo tempo. Dunque, da placido epicureo, amante dei piaceri della vita, detta ancora quelli che per molti sono ancora i canoni dell’ars vivendi.

Carpe diem

Molte delle frasi tratte dalle opere di Orazio, sono diventate modi di dire in uso ancora oggi. Ad esempio si usa dire carpe diem, nunc est bibendum e aurea mediocritas. Pietre miliari sono opere come le Odi profanum vulgus et arceo e, recentemente, gli è stato intitolato anche un cratere sulla superficie di Mercurio. Orazio morì nel novembre dell’8 a.C. all’età di 57 anni e fu sepolto sul colle Esquilino, accanto al suo amico Mecenate, morto solo due mesi prima.

Orazio, dalla lucana Venosa alla gloria della letteratura latina ultima modifica: 2020-03-03T07:52:49+01:00 da Simona Aiuti
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