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NATURA PAESAGGI

La speleologia lucana alla ricerca di reperti e di storia

Grotte Meraviglia Maratea

La speleologia lucana inizia nel “Periodo della speleologia storica”. Essa va dal 1872 al 1975. E’ caratterizzata da ricerche e ricercatori, ma non specificamente da speleologi. Poi c’è anche una seconda fase, detta “Periodo della speleologia contemporanea” iniziata nel 1975.

La speleologia lucana

Questa branca è caratterizzata di molti reperti preistorici archeologici. Il professor Domenico Ridola, diede inizio alle ricerche ipogee in Basilicata nel 1872. Esplorò la Murgia materana. Gli studi continuarono con Ugo Rellini. Dal materiale rinvenuto, consistente in resti di orso, di iena, e di cervo del Paleolitico medio e superiore, si ricostruì la paleogeografia dell’epoca. Agli inizi del ventesimo secolo esplorò invece la Grotta del Cervaro in contrada Fortino, a Lagonegro.

Museo Potenza la speleologia lucana
Alcuni reperti del Museo archeologico di Potenza

Qui emersero resti di abitanti preistorici del neolitico. Poi si trovarono anche i resti dell’Elephans Antiquus nel lagonegrese e nella Alta Valle del Sinni. Altre ricerche alle grotte della Calda di Latronico rinvennero tutto il materiale attualmente conservato presso il Museo archeologico di Potenza. Si tratta di numerosi manufatti in terracotta. Emersero anche resti ossei umani e animali, e persino resti di legumi conservati in alcuni vasi. Ancora oggi si susseguono gli studi preistorici.

La speleologia lucana e le grotte: un mondo da esplorare

Si giunge cosi agli inizi degli anni ’50, con una nuova pagina della speleologia. Quando si esplora la Grotta del Dragone di Acquafredda di Maratea, cercando un congiungimento con l’Inghiottitoio del Patricello di Rivello. Nondimeno, si esplora e rileva topograficamente il reticolo delle Grotte della Calda di Latronico. Nel 1952 a Maratea si esplorano alcune grotte costiere tra cui le Grotte di Fiumicello che conservano resti preistorici; come manufatti in terracotta, materiale litico, e carboni e ossa animali.

Grottameravigliemaratea la speleologia lucana
Le grotte di Maratea

Ciò testimonia l’uso delle grotte nell’eneolitico. Ci si avviava così alla nascita della speleologia contemporanea degli anni Settanta del ‘900, quando si esplora la Grotta del Casolare sui monti trecchinesi. Si fonda anche la prima associazione speleologica della Basilicata: il Gruppo Geo Speleo Valle del Noce. Ben presto, nella prima spedizione, quindici speleologi esplorano la grotta di Polifemo in località Milossina di Maratea.

Catasto speleologico

Si trovano importanti reperti e i grandi risultati fanno aumentare le iscrizioni all’associazione speleologica fino a raggiungere e superare i 100 tesserati. Poi, si susseguono mostre di minerali, e proiezioni di diapositive nelle scuole. Si raccolgono nel tempo e si catalogano minerali, rocce, e fossili. Il numero delle grotte catastate, raggiungere nel 1992 il numero di 200. Lo stesso anno si pubblica a cura della sede regionale del Catasto speleologico, un opuscolo celebrativo.

La speleologia lucana - due tecnici che si calano con le funi
Speleologi in azione

Si decide poi di dar vita a un ente, che s’interessa solamente delle grotte Marine. Nasce il Centro europeo di speleologia marina. Negli anni successivi il numero delle cavità naturali lucane sale sino ad arrivare alle oltre trecentotrenta attuali. Dai dati attuali risulta che a Maratea vi sono oltre il 50 per cento delle grotte catastate, mentre le rimanenti appartengono al territorio del Lagonegrese. Il 5 per cento è sul Pollino e il 3 per cento nel resto della Basilicata.

Centro europeo di speleologia marina

Sono cinquantuno le grotte marine. Esse sono tutte ubicate sulla costa tirrenica di Maratea. Al momento la grotta lucana più profonda, risulta la Grotta di Castel di Lepre di Marsico. La cavità più estesa, invece, è la Grotta del Dragone di Maratea con oltre due chilometri di gallerie. Si susseguono cunicoli, pozzi e meandri, seguita dalla grotta di Castel di Lepre di Marsico Nuovo, con 1845 metri.

murgia materana
La Murgia materana

Fino ad oggi sono censite 250 grotte. Di questo elenco non fanno ancora parte le numerose cavità della Murgia Materana. Importante è il centro dello studio delle cavità marine a Trecchina (PZ). Esso nacque per la nutrita presenza di cavità lungo la costa marateota e tutto l’arco del golfo di Policastro. Da non dimenticare il Gruppo geo-speleo “Valle del Noce”, nato a Trecchina, nel 1975.

La speleologia lucana alla ricerca di reperti e di storia ultima modifica: 2021-02-08T07:28:16+01:00 da simona aiuti

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