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Carmine Crocco, storia e leggenda di un brigante lucano

Carmine Crocco - fito rara del brigante Crocco

Carmine Crocco, nato a Rionero in Vulture nel 1830, è stato un leggendario brigante del periodo risorgimentale. Era il capo indiscusso delle bande locali, e la sua fama gli sopravvive.

Carmine Crocco

Nel giro di pochi anni, la sua famiglia, per via dell’arroganza dei potenti perì. Le vessazioni, le tragedie familiari lo cambiarono, forse instillando in lui, la voglia di un riscatto che non trovò mai. Probabilmente, i racconti sentiti da ragazzo davanti al camino, dallo zio ex sergente maggiore dell’artiglieria napoleonica, lo facevano sognare grandi armate vittoriose. Nel mutare degli eventi, Nel 1845, ancora quindicenne, con un padre incarcerato ingiustamente, costretto a fare il pastore, la sorte per un attimo sembrò sorridergli.

Manifesto Brigante Crocco

Salvò la vita ad una nobile dall’annegamento. Come compenso, ricevette 50 ducati, che sfruttò per risalire la china, ma durò poco, per un destino beffardo. Crocco si arruolò nell’esercito di Ferdinando II, ma infine disertò dopo aver ucciso un commilitone in un duello. Forse si trattò di una rivalità amorosa, o forse solo del “sangue caldo”, dell’uomo che ben presto si sarebbe fatto brigante.

Carmine Crocco e il brigantaggio lucano

La formazione militare si rivelò utile, ma uccise ancora per difendere la sorella insidiata, non potendosi sottrarre ancora ad un controverso destino. Crocco iniziò ad avere contatti con altri fuorilegge, costituendo una banda che visse di rapine e furti. Fu infine arrestato e rinchiuso a Brindisi, e condannato a 19 anni di carcere. In modo rocambolesco evase, nascondendosi tra i boschi di Monticchio e Lagopesole.

Briganti lucani
Una scena di brigantaggio in una stampa d’epoca

Mai domo, seppe che c’era la possibilità di avere la grazia, forse appoggiando Garibaldi contro i Borbone. Aderì ai moti liberali del 1860, facendo un ingresso trionfale a Napoli. Combatté come sottufficiale, e cercò la sua libertà, per cui aveva combattuto, ma giunto a Potenza fu arrestato. Evase ancora e decise di passare alla causa di Francesco II. Intorno a Crocco si avvicinarono numerosi ribelli, perlopiù spinti dalla fame e dalle ingiustizie sociali.

La brigantessa Filomena Pennacchio

Al comando di una possente armata, tra cui spiccavano temuti luogotenenti come Ninco Nanco, Giuseppe Caruso, Caporal Teodoro e Giovanni “Coppa” Fortunato; Crocco partì all’attacco sotto il vessillo dei Borbone, sconvolgendo diverse zone del Meridione e costituendo un serio pericolo per il giovane stato unitario. Divenne nel tempo comandante di un esercito di duemila uomini e fece tremare le terre lucane. Nel frattempo, il popolo, afflitto dalla miseria e dagli aumenti dei prezzi sui beni di prima necessità, iniziò a rivoltarsi contro l’appena costituito Stato italiano. Crocco ne giovò.

Filomena Pennacchio
Filomena Pennacchio

Egli ebbe anche molte relazioni con temute brigantesse; tra cui anche la nota Filomena Pennacchio, che divenne poi compagna del suo subalterno Giuseppe Schiavone. Crocco, nella sua carriera di brigante, mise a ferro e fuoco interi villaggi, eppure spesso la popolazione locale, lo acclamava. Privilegiava la guerriglia allo scontro in campo aperto, e si ritrovò sovente  a collaborare con altri capo briganti. 

Gli scontri tra briganti e soldati del nuovo Regno d’Italia

Gli scontri tra briganti e truppe italiane erano feroci. Nel marzo 1863, Crocco e altri uomini,  tesero un’imboscata a un distaccamento di 25 cavalleggeri di Saluzzo. Lo sterminio avvenne in risposta alla fucilazione di alcuni briganti. La morsa della storia si stringeva, e c’era una grossa taglia sulla cattura di Crocco. L’8 settembre di quell’anno, il brigante barbuto durante un banchetto organizzato, promise la resa dei suoi 250 uomini, chiedendo un salvacondotto.

Brigante Manifesto
La taglia sul brigante Crocco

Ma il destino gli aveva voltato le spalle. Giuseppe Caruso, suo uomo storico, lo tradì. Ormai rimasto solo con pochi seguaci e accerchiato, era alle corde. Infine Crocco cadde nelle mani della gendarmeria del papa a Veroli, in fuga. Dopo 3 mesi di dibattimento, la Corte d’assise di Potenza lo condannò a morte. La pena, fu commutata nei lavori forzati a vita in circostanze oscure. Il brigante finì a Portoferraio minato duramente nel fisico a 75 anni.

Carmine Crocco, storia e leggenda di un brigante lucano ultima modifica: 2020-05-12T08:23:41+02:00 da Simona Aiuti
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