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I costumi materani, nati dalla filatura delle donne

i costumi materani - Abito tipico

I costumi materani antichi, appartengono a un’iconografia importantissima. Abbiamo molti elementi simbolici, anche nelle stoffe, che hanno una storia pregna di significati, soprattutto legata al lavoro delle donne

I costumi materani

I costumi materani non sono pochi. Esisteva ad esempio, il costume tipico dei pastori e dei montanari che era col mantello che poteva essere di panno o di pelle conciata. Nei matrimoni invece, la donna aveva un abito molto ornato e importante, davvero notevole.  I vari elementi dell’abito nuziale avevano significati simbolici, che sono stati interpretati diversamente nel tempo dagli studiosi.

costumi materani, un'immagine del Vestito tradizionale delle donne lucane

Ad esempio, il velo che ricorda il “flammeum” rosso delle spose romane ha assunto, sotto l’influenza liturgica della Chiesa, il colore bianco contemporaneo. Cionondimeno, in molte zone il costume nuziale non differiva molto da quello giornaliero, se non per ricchezza d’ornamenti e per la varietà dei colori. Esso era costituito da una gonnella di panno nero, un corpetto scarlatto, una camicia di lino merlettata, uno scialle di lana a grosse strisce colorate.

 Abito nunziale materano

Altra usanza nei matrimoni era quella d’indossare una corona nuziale, fatta di fiori, da parte della sposa. Si può notare, inoltre, che nelle civiltà contadine, dove la tradizione è veramente sentita, il costume era indossato con un sentimento di profondo orgoglio. Tuttavia, per comporre ogni singolo abito, era fondamentale la materia prima, che le donne filavano con grandissimo lavoro.

costumi materani - le mani di una donna mentre filano del tessuto

Esisteva la canapa ad esempio. Le piante mature, erano tagliate, essiccate, preparate in fascette, macerate, e separate dal canapulo. Seguiva la battitura, per separare la fibra dalla parte legnosa, e infine, la pettinatura, per ottenere così fibre raffinate pronte a essere filate. Non solo, esisteva anche la lavorazione della ginestra, che rappresentava un’altra fonte dell’attività manifatturiera lucana. Essa iniziava nel mese di marzo con la potatura delle piante raccolte in mazzi e poi bollite in apposite caldaie.

Filare le stoffe in Lucania per i costumi materani

Seguiva la sfilacciatura, raccogliendo poi le piante in mazzetti e trasportate al fiume dove si lasciavano macerare per qualche giorno. Successivamente la fibra si esponeva al sole e poi veniva battuta. Le donne, con la loro bravura, coloravano le fibre con i colori più usati, come il marrone o il rosso. I tessuti non venivano utilizzati solo per la confezione di sacchi, ma anche per abiti, lenzuola e tovaglie.

 Matasse Di Lana messe al sole ad asciugare

Anche i capi di lana erano molto importanti nella qualità a seconda dei mesi in cui avveniva la tosatura delle pecore. Dopo la tosatura si eseguivano tutti gli altri procedimenti: la cardatura e la filatura. Le condizioni economiche, artigianali e manifatturiere in Basilicata all’inizio del secolo XIX erano modeste e la lana era preziosissima. Tuttavia nella zona di Lagonegro, anche la coltura del lino era molto diffusa. La fase della semina avveniva tra la fine di marzo e l’inizio di aprile.

Lagonegro

La maturazione delle pianticelle avveniva fra giugno e luglio. Dalle pianticelle emergeva una prima fibra più pregiata che veniva filata e cardata; anche le fibre di scarto subivano lo stesso processo, ma davano delle tele più scadenti. Esisteva anche un importante allevamento del baco da seta, che era un compito affidato alle donne, le quali riponevano le bustine di larve sul seno, affinché potessero avere il calore necessario per schiudersi. In seguito, le larve giacevano in alcuni cesti dove potevano iniziare a mangiare.

 Bozzoli da bollire per far uscire i filamenti da tessere

Le larve, dopo essersi sviluppate velocemente, venivano immerse in vino bianco o aceto e poi riposte in una pezzuola di lino in un luogo molto fresco. A Matera e a Lagonegro, si lavorava ed esportava anche molto cotone. A Potenza vi era un uso scarso di quest’ultimo, ma era comunque la fibra tessile preferita, perché meno costosa per il popolo. Solo la donna era addetta alla lavorazione del cotone che, dopo averlo “battuto” con l’archetto, filato con il fuso semplice, e raccolto in matasse, produceva vari tipi di indumenti fatti a mano o ai ferri.

fonte foto – Twitter

Simona Aiuti

Autore: Simona Aiuti

Mi chiamo Simona Aiuti, sono giornalista, web editor e autrice di romanzi. La scrittura è parte di me; amo la letteratura, esplorare i mutamenti del costume, la storia, lo sport, e l’arte. Mi piace visitare i musei, le mostre. Sono affascinata dall’inconoscibile e curiosa del mondo.
I costumi materani, nati dalla filatura delle donne ultima modifica: 2019-10-18T08:48:12+02:00 da Simona Aiuti

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